Le femmine sapute

di
Molière (Jean-Baptiste Poquelin)
genere
Commedia
 
Crisalo
Raffaele Magaldi
Filaminta
Sabrina Davini
Armanda
Giulia D'Acunto
Joanne Lorelli
Enrichetta
Giulia Placidi
Belisa
Raffaella Talisi
Trissottino
Renato Raimo
Clitandro
Raffaele Picca
Ariella
Barbara Torelli
Chiara Maria Battaglia
Vadius
Rocco Garaguso
Martina
Agnese Bernardini
Spinetto
Giacomo Terreni
Ivan Stupia
Il notaio
Giovanni Staro
Guido Morucci
Antonino Condemi
Stefano Tibaldi
La servitù
Katuscia Cerbioni
Maria Sole Sbrana
Chiara Palazzo
Federica Mari
Joanne Lorelli
Andrea Lami
Maria Pia Grossi
Andrea Eccher
Elisa De Fina
Silvia Tomaselli
regia
Giuseppe Raimo
 

'Le Femmine Sapute" fu rappresentata per la prima volta, secondo il Grimarest, il 2 dicembre 1671 al Théâtre de la Cour a Saint-Germain-en-Laye; ma di questa "première" non esistono testimonianze. Esiste invece una lettera di Madame de Sévigné gran dama e grande scrittrice, inviata a sua figlia, nella quale si legge della commedia "TRISSOTIN" (altro titolo che Molière diede alla commedia) che verrà rappresentata per la prima volta il venerdì 1 marzo 1672. Siamo quindi quasi al termine della produzione parigina di Molière che che iniziò nel 1659 con la commedia "Le Preziose Ridicole": abbiamo dunque l'inizio e la fine di una catena i cui anelli intermedi sono rappresentati da commedie come "Les Facheux" (1661), "L'Ecole des Femmes" (1662), "Critique de l'Ecole des Femmes" (1663), "L'Impromptu de Versailles" (1663), "Misanthrope" (1666) e "La Contesse d'Escarbagnas" (1671). In tutte queste commedie l'autore mira a combattere l'eccesso del sapere mal digesto e, ad ogni più sospinto, ostentato, dove sottolinea il problema, sempre arduo, dell'educazione intellettuale della donna e di questa svela le manie, i pregiudizi, le volubili mode, ridicolizzando le intemperanze verbali e gli studiati atteggiamenti. Fiorenti fanciulle, zitelle inacidite, ancor giovani madri, le figure incarnate da Molière nella protagoniste delle sue azioni comiche e satiriche rivivono nel dialogo vivace, dalle botte e risposte argute e spiritose; si fissano in tipi tradizionali ed emergono dal gioco vario della scena che mette in risalto le loro tendenze caratteristiche. E accanto ad esse, preziose e saccenti, si disegna per contrasto la dolce figura femminile che l'autore vagheggia: la donna bella ma pudica, serena e sincera, che ascolta il cuore senza ripudiare la ragione; la donna in carne ed ossa, che ha spirito e sensi, innamorata talvolta, mai invasata o fantastica, graziosa non "preziosa", istruita non erudita, intelligente non "saputa". "Le Sapute" sono tre: la madre (Filaminta), una figlia (Armanda), una zia di quest'ultima (Belisa). Tutte figure di primo piano, alle quali, con perfetto parallelismo antitetico, si contrappongono rispettivamente il padre (Crisalo), un'altra figlia (Enrichetta) e l'altra zia (Ariella) rappresentanti, in diverso grado, di quel buonsenso che fu del tutto smarrito dalle loro antagoniste. Si tratta di una famiglia di buon casato borghese, dove bazzicano poeti da strapazzo (Trissottino e Vadius), di quelli che vanno per la maggiore, e che leggendo versi nei salotti riscuotono applausi e sorrisi dalle dame. Non poteva mancare il fidanzato (Clitandro), sospiro delle tre zitelle, amante riamato della più giovane e più assennata, Enrichetta. E per "ciliegina sulla torta" la serva di casa, senza peli sulla lingua, ciarlona e proverbiosa. Insomma esistono tutti i presupposti per assistere ad una piacevole e simpatica commedia, non resta che attendere il "levarsi della tela". Signore e signori, buon divertimento!

 
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